Alienide

N°1

Kronos Onirico (particolare)
acrilico su base elettronica luminosa e sonora
cm. 198 x 110

N°2

Il Luogo '78

acrilico
 cm. 100 x 120

N°3

L'evento '78

acrilico con impianto luminoso
cm. 100 x 120

N°4

Capanna Protostorica

acrilico
 cm. 50 x 70

N°5

Compenetrazione temporale

acrilico
 cm. 50 x 70

N°6

Compenetrazione temporale 2

acrilico
 cm. 90 x 140

N°7

Villaggio Protostorico

acrilico
 cm. 60 x 80

N°8 

Affabulazione

acrilico
 cm. 50 x 70

N°9

Lucide Sospensioni

acrilico
 cm. 80 x 100

N°10

Partenogenesi

Impianto multimediale

cm 90 x 90 (particolare)

N°11

Reperto Preistorico

acrilico
 cm. 50 x 70

N°12

Il giardino dei Pancera
(opera trafugata)

acrilico
 cm. 100 x 150

Geri Palamara

Home

Il cono azzurrino del monte che sfuma in un crescendo di toni nel blu profondo del mare: sono anni che Geri Palamara riproduce nelle sue tele questa fusione di archetipi, la piramide della vita che emerge dall'acqua e al tempo stesso la penetra, secondo il ciclo, dell'esistenza.
Quasi un sogno ricorrente legato alle isole del mito, da cui Palamara proviene: quella ghirlanda di vulcani spenti che forma le isole Eolie, che l'artista proietta fuori dalla materia, lasciandole sospese in quegli azzurri senza tempo.
Ora nuove geometrie popolano quella scena: fra i piani acquei e i coni puntati sull'infinito, qua e là compaiono delle sfere, chiare e lisce, mentre rette o semicerchi luminosi scuotono l'immobilità. E mentre lo spettatore si accinge a caricare di significati tali epifanie, il pittore lo spiazza dandogli una notizia: il progetto 'Alienide", titolo di questa mostra, risale al 1978 a seguito di un preciso evento.
Le stesse astrazioni isolane, già infinite volte raffigurate, erano connesse a quell'accadimento; ma Palamara non era andato oltre nell'allusione simbolica, quasi per una sorta di pudore di fronte a qualcosa che lo aveva segnato nel profondo e che laggiù doveva restare. Ora, però, compaiono le sfere, le rette e le curve nell'aria, quasi che l'inconscio voglia liberare attraverso forme e colori qualcosa di perturbante, da troppo tempo sepolto.
Il titolo della mostra ("Alienide") è abbastanza eloquente circa l'evento di cui Palamara dà notizia: in quell'estate 1978, all'isola d Alicudi, il pittore, con la moglie Franca e il piccolo Tancredi, vissero una di quelle esperienze di cui esistono ormai infinite testimonianze e che molti riconducono a presenze aliene nel pianeta, altri a pura illusione.
Anche se si trattò di un evento ben più preciso e coinvolgente del vago avvistamento di un bagliore nel cielo, ciò che qui importa è che la vita personale e artistica di Palamara ne uscì trasformata.
Bisogno d'infinito, espansione della coscienza, percezione di sottili dimensioni sotto la coltre dell'apparenza: tutto ciò traspare dall'opera dell'artista e si precisa in questa mostra.
D'altra parte, a proposito di visioni "aliene", le ipotesi sono due: provengono da un altrove (spazio, futuro, dimensioni parallele) o dal profondo di noi stessi.
C'è, forse, nelle caverne dell'anima, una porta che conduce oltre i confini della realtà empirica: ed è di là che arriva l'inspiegabile, dalle coincidenze alle visioni, dai sogni alle presenze che solo da quel varco possono affiorare allo stato cosciente. Ed è l'artista, più di chiunque altro, che può tenere aperta la porta dalla quale fluiscono le visioni, oggettive o soggettive che siano.
Così, i quadri di Palamara appaiono come repliche infinite di quella porta dalla quale, un giorno, ha fatto irruzione, meraviglioso e terribile, l'assurdo al quale il pittore ora dà forma attraverso simboli spaesanti: composizioni incoerenti per menti rattrappite nella logica del quotidiano ma carichi di suggestione per chi abbia liberato l'immaginazione, in sintonia con i segnali di svolta che affiorano nelle coscienze al volgere del Millennio.

Cesare Medali (marzo 1997)
 

Le opere di Geri Palamara sono tutte eseguite a "mente e mano" in tecnica mista su tela senza alcun supporto di macchine: aerografi, computer, tele sensibilizzate, processi fotografici, pantografi ecc...

La "Game art" di Geri Palamara si avvale delle stesse opere eseguite in forma tradizionale con il supporto di varie basi elettroniche in movimento, luminose e sonore.