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MYTHIKOS
GERI
PALAMARA
"Mythikòs
Geri Palamara. Un profeta insanguinato viene dal seme del mare": così
scrissi. Il
leggendario Mediterraneo
(Thalassa per i Greci, Mare Nostrum dei Romani) dove ancora vivono nelle
sue viscere antichi miti fatti di Dei e di sangue, dove Ulisse naviga
ancora con il rapsodo Omero. È una chiave di lettura per entrare nel
mondo di magia di questo, direi,
panteista
esistenziale
che è
Palamara. Un artista - occorre ripeterlo - non è una "entità astratta".
È un uomo che lotta, ama, soffre come ogni essere umano. La sua opera
scaturisce da tutto ciò: un magma di realtà e sogni, di dolore e
speranze. Palamara è umano fino al midollo e intuitivo come una ferita.
È un personaggio poliedrico (pittore, poeta, musicista) che fa
dell'esistenza un miracolo da vivere. La sua arte può essere
interpretata come un orfico rituale dove lui celebra il mistero
dell'universo. La cosmicità delle sue visioni -
una Realtà simbolica
-
rappresenta una delle testimonianze più significative dell'attuale
figuralità internazionale. Un autentico, originale artista che colloco
fra quelli più importanti della sua generazione nel panorama della
pittura d'oggi. Fontana, Lam, Neruda, Alberti, Borges, Quasimodo sono
fra i personaggi ai quali mi ha unito un'amicizia e dei quali ho scritto
più volte. Palamara è anche per me una dì quelle rivelazioni del
sangue che non hanno bisogno di "teorie" per essere capite.
Qual'è il cordone ombelicale che lo ha portato alla rivelazione delle
sue Miticas Islas? La Simbiosi fra il mare e lui, fra le Isole
Eolie e la sua vita svelano un senso del suo essere vissuto come
ritualità. È infatti d'origine eoliana (nato nel 1939). La sua infanzia
e gioventù sono rimaste in quell'ambito magico: "Ad ogni alba e ad ogni
tramonto il sole indora le mie isole. I nomi sono fiabeschi:
Lipari, Panarea, Filicudi, Alicudi, Stromboli. Vulcano, Salina,
Basiluzzo. Dalle viscere delle mie isole riaffiorano vasi. urne
cinerarie, guardano il sole e rivivono nel tempo, fuori dal tempo, nelle
dimensioni infinite degli elementi", scrisse Palamara. Dalla
internazionalità di Milano -città dove vive e lavora da anni con
soggiorni a Lipari e Nuova-York - ritorna ogni estate a dialogare con
le sue isole, a rivedere lo
sua culla di sogni,
a
essere -
come un
gabbiano -
frammento di
energia in quel
macrocosmo che è l'universo. Dopo successive esperienze estetiche e un
lavoro "patologico" (l'unica "accademia" per diventare qualcuno), dopo
una intuitiva rilettura dei grandi maestri, Palamara sviscera se
stesso, definisce lo sua personalità. Nel
1970
incomincia infatti a
creare le sue Mitiche Isole. Mare, sole, cielo, pietra sono in
lui elementi della natura fusi nel suo metabolismo.
Si
manifestano nella iconografia del suo Paesaggio
simbolico come un ancestrale alfabeto che costituisce le radici del
suo messaggio. Quel richiamo del sangue mediterraneo che gli
corre nelle
arterie. I ricordi lontanissimi
-
e vicini della cosmologia
del presocratico
Empedocle di Agrigento: acqua/aria/fuoco/terra.
La sua pittura ci appare
a un tratto come un racconto dell'inconscio dove angosce sotterrate,
flussi della memoria, magnetismi emotivi si enucleano in un solo nodo
onirico. Viene percorsa dalla coralità del simbolo. Libera
un'affascinante metafora, una profonda poesia volando negli spazi.
Forme e cromatismi, segni e immagine nascono in lui dalla metamorfosi
del reale che genera appunto, attraverso la simbolicità, i più
trascendenti significati cosmici. E in questo - bisogna sottolinearlo -
Palamara ha compiuto una notevole
sintesi di struttura e di colore
- lungo lo sua ricerca
espressiva. Coscienza e lucidità dunque di un originale linguaggio
arrivato alla sua più alta dimensione.
È
indubbiamente l'espressione di un maestro. L'opera di un
maestro che vede nei sentimenti un atto di universalità. Viviamo con
lui questo rito
senza
parole.
Avviciniamoci alla
visionarietà dei suoi dipinti. Tutto sembra rivelarci lo sensazione del
mistero. Il mare e il cielo, le isole e gli scogli, l'immensità degli
spazi e quell'enigmatico astro sul fondo: tutto si dirama in presenze
fantastiche. È la visione dì un magicien o un poeta che comunica
per mezzo di sortilegi. Tutto è avvolto da "un tempo senza tempo", dai
battiti di una continua resurrezione degli elementi. La luce - con le
sue sensibilissime vibrazioni pigmentali di misteriosi azzurri, celesti,
rosa, bianchi, di una metafisica bellezza - si trasforma d'improvviso in
una poesia dell'infinito. Diventa musica e silenzio, oracolo e favola,
canto e sacralità.
È
come trovarsi in
una dimensione sconosciuta: il punto d'incontro
fra il visibile e l'invisibile.
Fra i valori umani ed
estetici di Palamara ho parlato all'inizio di quello della suo
esistenzialità. La verifica ci viene infatti dalle sue famous
performances. È un'altra dimensione della sua personalità.
Giornali, riviste, radio, televisione
-
attraverso diverse
interviste in Europa e U.S.A.
-
ne hanno documentato
l'originalità. Voglio qui ricordare
lo sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1976. E le
performance degli "Scogli promessi" (Pietra Lunga e Pietra Menalda)
uniti simbolicamente "in matrimonio" nelle Isole Eolie - nel 1981 -
durante lo "Festa del mare" (creata da lui e ripetuta da allora ogni
estate). Ricordo anche lo sua azione del 1984 a New York City (alla
Plexus Gallery) dove ha ricreato - dove ha fatto scoprire agli Americani
il "Mito delle Isole", il "Marriage of the Islands", messaggeri di una
palpitante verità umana: "Il matrimonio" è un messaggio simbolico di
amore e di pace. "Poiché quando gli uomini persero miti e
immaginazioni, solo l'artista attuò piani per recuperarli". Non
dimentico lo sua mostra di pittura - sempre a New York - nel settembre
'84 - al National Arts Club nelle Gregg Galleries. Per un artista - per
un personaggio - come Palamara sembra che la vita non abbia fine. È come
se lui avesse intuito il segreto dell'immortalità.
Pedro Fiori
Milano, gennaio 1985
Palamara non sviscera filosofie destinate a cadere alla luce di nuove
scoperte scientifiche. Egli si muove nell'assoluto dello spazio-tempo,
dove la sua Isola non è incompatibile con l'anti-isola, dove soprattutto
il "non sappiamo" no ha senso.
Rodolfo Bonifacio
Ordinario di fisica all'Università di Milano
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In permanenza:
Galleria Lazzaro by Corsi - Milano.
Galleria 5. Giorgio - Portofino.
Galleria Astrolabio - Messina.
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Studio:
Via Fiordalisi, 4 - 20146 Milano
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